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Perché all’Italia conviene applicare la carbon tax

Il governo con in testa il ministro Padoan sta cercando di trovare 3 ,4 miliardi da aggiungere alla manovra finanziaria per evitare la procedura d’infrazione da parte della Ue. Dal Kyoto Club arriva una proposta che non solo risolverebbe il problema, ma, con un avanzo di oltre 4 miliardi, permetterebbe di ridurre del 10% le bollette elettriche. Basterebbe far pagare agli inquinatori atmosferici una tassa di 20 euro per ogni tonnellata di Co2 prodotta.

Stiamo parlando della cosiddetta carbon-tax, nominalmente introdotta in Italia dal 1998 e mai applicata. Si tratta di una tassa indiretta volta a incorporare nei costi di produzione anche quelli derivanti dagli effetti dei gas serra sull’ambiente. Una tassa di questo genere ribalterebbe l’attuale situazione per cui il peso della lotta all’inquinamento è interamente sulle spalle dello Stato e i danni causati dai privati al bene pubblico ricadono sui cittadini.

Tra l’altro il meccanismo di tassazione proposto dal Kyoto Club renderebbe poco conveniente nel campo della generazione elettrica, ma in genere in quasi tutti i comparti industriali produttori di anidride carbonica, continuare a utilizzare i combustibili fossili e aprirebbe la strada alle energie rinnovabili.

Il principio per cui chi inquina è giusto che paghi e non faccia ricadere sul pubblico i propri colpevoli ritardi tecnologici nel Nord Europa è un principio assodato da oltre 25 anni. In Svezia, ad esempio, la carbon tax è di 150 dollari per ogni tonnellata di Co2 emessa. Anche Finlandia, Danimarca e Norvegia seguono la stessa strada. In Italia un fisco orientato in questo senso potrebbe portare in cassa circa 25 miliardi.

Ovviamente è discrezione dei governi di ciascun Paese prevedere riduzioni o esenzioni in caso di crisi o particolari andamenti dei mercati. Al Gore in tutti i suoi libri ha sempre sostenuto la necessità di una tassa del genere.

Ora accade che il piccolo Stato di Singapore, sul quale sorgono le più grandi raffinerie della Shell e della Exxon, abbia deciso di introdurre la carbon tax per ridurre l’impatto ambientale. Si parla di una somma che sta tra i 10 e i 14 dollari a tonnellata di gas emessa. Non è una gran cifra, ma il fatto che presumibilmente tale disponibilità sia stata precedentemente contrattata con i due colossi americani lascia ben sperare.

Una cosa certa è che o la carbon tax diventa una scelta e un’iniziativa globale dei governi, coinvolgendo così anche Paesi non produttori e potenziali inquinatori, oppure continuerà a succedere quanto già accaduto quando Shell e Exxon decisero di spostare le loro raffinerie in uno Stato come Singapore dove di carbon tax non si parlava davvero.

Il Monito del GiardinoPerché all’Italia conviene applicare la carbon tax
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