Il giardino insegni al mondo

Edizione 2008

I premiati della Prima edizione del Monito del Giardino, con le relative motivazioni: Paul Polak, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Giovanni Sartori, Paolo Galeotti

Paul PolakPaul Polak
I recenti super progetti delle Nazioni Unite per abbattere la povertà nel mondo hanno purtroppo avuto modestissimi successi. Molto più importante, in proporzione, l’exploit della International Development Enterprise (IDE), l’organizzazione creata dal filantropo canadese Paul Polak. Ex coltivatore di fragole nonché psichiatra, Polak ha fornito gli strumenti che, con costi minimi e senza offese per l’ambiente, hanno riscattato dalla miseria oltre 12 milioni di persone di otto paesi del sud est asiatico, del corno d’Africa e della fascia sub sahariana.

Dall’India, alla Birmania allo Zambia, la IDE continua a operare favorendo la nascita di migliaia di piccole, fertili imprese agricole là dove le avverse condizioni climatiche, i regimi politici, i sistemi sociali e le stesse condizioni di vita non consentivano che un’esistenza di stenti e di drammatico sottosviluppo.

Il premio di 30 mila euro che Il Monito del Giardino gli assegna contribuiranno ad alimentare questa straordinaria campagna, che punta entro il 2015 a strappare all’indigenza 27 milioni di persone.

L’esperienza di Paul Polak è descritta in un suo libro appena pubblicato negli Stati Uniti e in Canada. Out of poverty (Fuori dalla povertà) racconta come con investimenti relativi di capitali è possibile offrire a milioni di persone la possibilità di costruirsi un futuro dignitoso ed economicamente accettabile.

Questione di metodo. Invece dei tradizionali progetti faraonici cari alle istituzioni internazionali, Polak e i suoi collaboratori hanno scelto di operare con un profilo basso ma efficace. Hanno cioè ideato una serie di utilissime tecnologie low cost eco-compatibili: pompe idrauliche in bambù, borse per immagazzinare energia solare, minifiltri per sterilizzare l’acqua, carri a traino manuale per trasportare liquidi e derrate.

Diffusi in milioni di esemplari a costi semigratuiti, questi semplici strumenti hanno messo in moto processi economici importanti e soprattutto autonomi. Hanno reso fertili terreni altrimenti aridi o malsani, hanno portato l’acqua dove c’era solo il deserto, hanno avviato fruttuose produzioni agricole e una miriade di attività artigianali. Non più come elemosina, ma come risultato di capacità acquisite.

Il merito di Polak è dunque doppio, perché il suo metodo innovativo sovverte il paradigma che lega povertà degli uomini e sfruttamento irrazionale delle risorse della Terra. Polak ha dimostrato che, in un mondo in cui un miliardo di individui sopravvive con meno di un dollaro al giorno, è possibile restituire la speranza a molti, se non a tutti, senza alcuna ricaduta negativa per l’ambiente.

www.paulpolak.com

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Esiste uno stretto legame tra povertà degli uomini e sfruttamento irrazionale delle risorse della Terra. Nel Novecento i modelli economici hanno considerato i due termini autonomi e quasi sempre in contraddizione. Oggi ci si è resi conto che curare il proprio giardino, secondo le indicazioni del Candide di Voltaire, ha senso solo in una visione unitaria e globale di uomo e Natura. Lavorare per il futuro del primo significa garantire il rispetto e gli equilibri della seconda. Per questo il Premio Il Monito del Giardino ha individuato in Paul Polak, fondatore e presidente della International Development Enterprise (IDE), un esempio di sensibilità e concretezza umana e scientifica, volte a migliorare la qualità di vita delle popolazioni svantaggiate, con ciò contribuendo a risolvere una parte dei problemi dell’Occidente. Una personalità che concentra in sé, grazie alla costruzione e alla diffusione semigratuita di tecnologie low cost, la doppia figura di imprenditore-mecenate e quella di ecologo.



Giulia Maria Mozzoni CrespiGiulia Maria Mozzoni Crespi
Il suo primo amore è stato Italia Nostra. Poi, con Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, Giulia Maria Mozzoni Crespi ha dato vita al FAI, il Fondo per l’Ambiente Italiano, che presiede fin dall’anno della fondazione, il lontano 1975. Un’impresa nata per salvare il salvabile dei tanti tesori monumentali, artistici e ambientali altrimenti abbandonati a destini impietosi da un Belpaese senza risorse sufficienti, ma anche culturalmente pigro e imprevidente.

Erede di una dinastia di imprenditori tessili, Giulia Maria Mozzoni Crespi è tra gli ultimi esponenti della grande borghesia lombarda. Negli anni in cui al vertice del Corriere della Sera era la prima dama dell’editoria nazionale, Indro Montanelli la chiamò Zarina, per il suo carattere forte e risoluto da vera imperatrice della carta stampata.

Da decenni, ormai, la Zarina milita in prima linea sotto le bandiere ecologiste e con identica energia continua a battersi per lo sviluppo sostenibile, la difesa dell’ambiente e del paesaggio, la salvaguardia dei beni culturali. Benché ultraottantenne, carattere e determinazione sono ancora i pezzi forti del suo repertorio. Grazie anche a queste armi il FAI schiera ormai un esercito di 80 mila soci, tutela una ventina di beni artistico – architettonici e ha contribuito a far conoscere a milioni di persone oltre 3.000 monumenti straordinari, molti dei quali solitamente chiusi. La recente nona giornata FAI di primavera, ultima della serie, è stata anch’essa un successo travolgente.

Lo stato febbricitante della Terra, i cambiamenti climatici, le troppe aggressioni che offendono la stessa Italia sembrano in realtà non consentirle che amari pessimismi. “Il pianeta sta morendo”, dice sempre più spesso Giulia Maria Mozzoni Crespi, “ma la gente non lo sa o non vuol sapere. Come il Titanic stiamo per schiantarci contro un iceberg”.

La soccorre l’ottimismo della volontà. “Non tutto è perduto”, aggiunge, “Lo spazio per l’inversione di rotta c’è. Poco, ma c’è. Apriamo gli occhi, finché siamo in tempo”. Eccola quindi affrontare di petto i temi da sempre prediletti: la salute, la qualità dell’aria, l’alimentazione naturale, ossia i temi che già mezzo secolo fa la spinsero a creare La Zelata, la fattoria di Bereguardo, 330 ettari nel Parco del Ticino, dove diserbanti e concimi industriali sono all’indice, di pesticidi neppur si parla e l’agricoltura è solo e soltanto biologica.

L’ultima crociata è contro le norme che hanno eliminato i vincoli per le discariche, che consentono di buttar di tutto, reperti radioattivi e rifiuti ospedalieri insieme alla spazzatura casalinga. “Norme”, spiega, “assolutamente distruttive per l’ambiente. Sia dal punto di vista estetico, che sotto l’aspetto sanitario. Dunque norme quanto prima da abolire”.

www.fondoambiente.it

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Il Monito del Giardino premia Giulia Maria Mozzoni Crespi per i quarant’anni spesi, prima con Italia Nostra e poi con il Fai, a proteggere e dare nuova vita a monumenti e paesaggi d’Italia abbandonati e decaduti. A lei va una particolare menzione per essere stata tra le prime a denunciare all’opinione pubblica nazionale la vergogna delle discariche a cielo aperto, sparse in zone a naturale vocazione agricola o turistica e capaci di avvelenare in modo irreversibile le falde acquifere. Conservatrice quando si parla di memoria, tradizioni e Beni culturali, per i giurati del Monito del Giardino Giulia Maria Mozzoni Crespi è in realtà una fantasiosa innovatrice e una coraggiosa e indispensabile polemista della società contemporanea.



Giulia Maria Mozzoni CrespiGiovanni Sartori
Politologo per professione, polemista per vocazione, ambientalista per convinzione, Giovanni Sartori è universalmente considerato tra i massimi esperti di sistemi costituzionali. E’ nato a Firenze nel 1924, qui nel 1946 si è laureato in Scienze politiche all’Istituto Cesare Alfieri, qui ha iniziato la prestigiosa carriera accademica che lo ha portato nelle grandi università americane: Stanford, Yale, Harvard, Columbia. Oggi è professore emerito tanto a Firenze che a New York, membro dell’Accademia dei Lincei e dell’American Academy of Arts and Sciences, vicepresidente della Società Libera che promuove lo studio e la diffusione nella società delle idee liberali.

Autore di saggi bestseller tradotti in una trentina di lingue, è ospite ascoltato dei principali programmi di approfondimento in radio e tv e figura tra i columnist più autorevoli del Corriere della Sera, penna inconfondibile per il mix di indignazione e rabbia, ironia, derisione, sarcasmo. La Presidenza della Repubblica lo ha onorato con la Medaglia d’Oro per meriti educativi e culturali, il Re di Spagna con il premio Principe delle Asturie, il Brasile con l’Ordem do Cruzeiro do Sul, numerose università internazionali con una laurea Honoris causa.

Il Premio Monito del Giardino ne riconosce adesso i particolari meriti nella lotta per la salvaguardia dell’ambiente grazie a una serie di pubblicazioni che Sartori ha dedicato alla critica radicale del mercato, allo spreco delle risorse, alla prevedibile catastrofe causata dalla bomba demografica.

“Il mercato”, ha scritto, “non calcola e non sa calcolare il danno ecologico. Se abbatto alberi, il mercato contabilizza soltanto il costo di tagliarli, non il danno prodotto dall’abbattimento delle foreste. Se surriscaldiamo l’atmosfera, il mercato registra, tutto giulivo, solo un boom di condizionatori d’aria”. La società dei consumi, sostiene, alimenta così un tragico corto circuito dal quale l’umanità non uscirà che con politiche economiche e demografiche rigorosamente eco-compatibili.

Sullo specifico tema del sovraffollamento ha pubblicato nel 2003 La terra scoppia, circa 250 pagine di dati e riflessioni sui problemi culturali e religiosi all’origine del fenomeno, per ricordare che in un solo secolo la popolazione mondiale è triplicata e che mancano le risorse alimentari ed energetiche sufficienti per tutti.

www.giovannisartori.it

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA
Il professore di Storia della filosofia moderna, Scienze politiche e Sociologia combatte da decenni un’originale battaglia di ecologia istituzionale tentando di semplificare le regole della democrazia al fine di ottimizzarne i risultati. Dotato di ottime capacità comunicative e di un immenso bagaglio di conoscenze specialistiche, Giovanni Sartori sta spendendo il suo nome in un’azione ambientalista rivolta soprattutto ai governanti. Che, ascoltandolo, potrebbero con adeguati piani di istruzione ed economici frenare l’inquinamento e trovare alternative alle risorse energetiche in esaurimento. Al centro del suo impegno c’è la convinzione che la nostra società sottovaluti le conseguenze derivanti dalla crescita della popolazione globale. Ed è anche per questa battaglia laica e controcorrente a favore della pianificazione della natalità che i giurati del Monito del Giardino danno il riconoscimento a Giovanni Sartori.



Paolo GaleottiPaolo Galeotti
È il giardiniere che ha fatto rivivere la mitica Bizzarria e ricostruito il giardino che ispirò Botticelli per la sua Primavera. È l’esperto che alle porte di Firenze cura le collezioni botaniche della Villa Medicea di Castello e della vicina Villa Corsini. È tra i massimi specialisti di agrumi al mondo. Ed è l’autore di bestseller internazionali. Paolo Galeotti è nato e vive a Firenze. Ha 49 anni e da 30 opera alle dirette dipendenze delle Soprintendenze locali (prima Beni Architettonici, oggi Polo Museale). Si è diplomato all’Istituto Tecnico Agrario delle Cascine e all’Università si è iscritto a Scienze Agrarie, lasciando però prima della laurea e continuando a studiare con passione storia, botanica, antiche tradizioni. È membro del consiglio direttivo di Pomona Onlus per la tutela e la valorizzazione delle biodiversità e insegna Conservazione e Restauro dei Giardini Storici al Centro Europeo del Restauro.

E’ dunque autodidatta e di ciò va particolarmente fiero. “Ho imparato sul campo”, ricorda. Oggi è tra i giardinieri più ricercati. Oltre alle ville di Castello cura le coltivazioni di Villa Pisani (Venezia) e Villa d’Este (Tivoli), dove ha reintrodotto la collezione di agrumi assente dal 700. Ha riclassificato i giardini di Hanbury (Ventimiglia), e con l’Università di Firenze collabora per l’Orto Botanico (Giardino dei Semplici) e il Giardino delle Montalve. Più di recente, ha riclassificato le varietà di agrumi di Cannero Riviera (Verbania), unico paese sul Lago Maggiore dove si coltivano fin dal 1600, grazie allo speciale microclima. Nella circostanza Galeotti ha riscoperto il Canarone, ibrido di limone e cedro che nella seconda metà del XVII secolo i giardinieri medicei producevano a Firenze

Anche la Bizzarria faceva parte delle collezioni medicee. Geneticamente è un arancio amaro che racchiude nello stesso frutto tre specie diverse di agrumi: limone, arancio amaro e cedro. Un monstrum coltivato per la prima volta nel 1644 in un giardino di Firenze. Divenne il frutto più raro e più gelosamente custodito del Granducato, al punto che se ne proibì l’export fino alla fine della dinastia. Furono i Lorena ad aprirgli le porte dell’Europa e agli inizi dell’800 troviamo difatti la Bizzarria nei giardini reali di Versailles, di Amsterdam, di Potsdam. Poi la scomparsa.

“L’ho ritrovata nel 1980”, ricorda Galeotti, “Avevo appena concluso una ricerca sugli agrumi quando un giorno, nella villa di Castello, notai una pianta di arancio amaro con un debole germoglio che riconobbi subito dalle foglie. Lo prelevai, rischiando di ucciderlo, e feci un innesto. Tre anni dopo i primi frutti. Così bizzarri, così belli”.

Se questa è l’opera di cui va più orgoglioso, eccone una seconda altrettanto spettacolare. Nella villa di Castello Galeotti ha ricostituito il prato fiorito della Primavera di Botticelli recuperando molte delle oltre 500 specie e varietà in esso raffigurate.. “Spero”, dice, “che quanto ho appreso sia di aiuto anche ai molti che, come me, amano la natura e l’ambiente. Nostro compito è proteggere il paesaggio e i giardini storici da cui tanto si può imparare per salvare il pianeta”. Il Monito del Giardino è il giusto premio per una vita spesa al servizio dell’intelligenza applicata alla natura.

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Da circa 30 anni con perseveranza e sapienza cura il giardino della Villa medicea di Castello che, si dice, ispirò Botticelli per la sua Primavera. Paolo Galeotti è un agronomo che considera parchi e aiuole come entità viventi e, oltre ad aver ripristinato i metodi di coltivazione dei tempi del granduca Cosimo I, tiene in vita quella preziosa collezione di agrumi di cui fa parte il famoso bizzarrìa. Il frutto, riscoperto nel 1980 proprio da Galeotti, è un insieme di arancio, limone e cedro che risale al 1644 e che all’epoca divenne famoso in tutta Europa. Per il suo ruolo di custode della tradizione botanica, la sensibilità che dimostra nella cura di piante e fiori in tutte le stagioni dell’anno, i giurati del Monito del Giardino premiano Paolo Galeotti indicandolo a modello per molti giovani.

I membri della Giuria della Prima Edizione: Edoardo Speranza, Philippe Daverio, Oliva di Collobiano, Giulio Giorello, Carlo Alberto Graziani, Pietro Laureano, Stefano Mancuso, Giampiero Maracchi, Giusa Marcialis, Pia Pera, Rossella Sleiter, Massimo Venturi Ferriolo, Michele Gremigni, Riccardo Monni, Elena Gabbrielli Marzili, Marcella Antonini

Edoardo SperanzaEdoardo Speranza, presidente del Comitato d’Onore

Avvocato civilista, è presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e della Banca“Findomestic”. In passato è stato assessore alla Cultura di Firenze e diretto collaboratore del Sindaco Bargellini oltre che presidente del Fondo Internazionale per il recupero delle opere d’arte danneggiate dall’inondazione dell’Arno. Ricordiamo poi le cariche di sottosegretario di Stato alla Giustizia, sottosegretario agli Affari Esteri, con ruoli importanti nella Comunità Europea. Ha curato inoltre i rapporti con gli Stati dell’Est, dell’Area Mediterranea e del Medio Oriente. È autore di saggi e articoli per riviste e quotidiani, in materia giuridica e di politica economica.

Philippe Daverio
Philippe Daverio, presidente della giuria
Ormai celebre per i programmi di Raitre Art’è e Passepartout, Philippe Daverio ha rivoluzionato il modo di raccontare l’arte in televisione. Padrone del mezzo e dei suoi linguaggi, svolge efficacissima opera di divulgazione con acume, ironia e una personalissima capacità di attraversare culture, stili ed epoche, producendo insolite analogie e confronti.
Italo francese, 57 anni, ha studiato Economia alla Bocconi, ma da sempre è legato al mondo dell’arte: come storico, come mercante (ha fondato due gallerie a Milano e due a New York specializzate in arte italiana del Novecento) e come esperto di strategia e organizzazione dei sistemi culturali pubblici e privati.
A Milano è stato anche assessore alla Cultura e alle Relazioni Internazionali dal 1993 al 1997. Sono sue iniziative il restauro di Palazzo Reale, il completamento del Piccolo Teatro, il Teatro degli Arcimboldi. Ha inoltre promosso importanti Fondazioni culturali (Scala, Pier Lombardo, ecc.) concepite come strumento di autonomia e osmosi fra pubblico e privato. Oggi collabora anche a vari giornali, insegna all’Università di Palermo e dal 2006 fa parte della giuria del Premio Campiello.

Oliva di CollobianoOliva di Collobiano
Piemontese di nascita, fiorentina per abitudine, architetto del paesaggio di professione, scrittrice e acquarellista per passione, ha progettato giardini nuovi, restaurato parchi storici, inventato e organizzato mostre-mercato di piante e fiori,promosso concorsi per giovani progettisti di giardino e organizzato conversazioni con il pubblico sul tema del paesaggio, della Natura, dei fiori con registi, scrittori, critici, artisti, vivaisti e ecologisti.
Negli anni, non tanti, non troppi, ma abbastanza per essere considerata autorevole e referenziale, Oliva di Collobiano ha raffinato gusto e sensibilità per le piante spontanee, per il giardino a basso consumo di acqua, per il fai-da-te che sublima il giardinaggio in filosofia del vivere con le piante, per i semi non geneticamente modificati e per tutto ciò che restituisce ambiente pulito, aria pulita e agricoltura biologica.

Giulio GiorelloGiulio Giorello
Docente di Filosofia della scienza alla Statale di Milano, 61 anni, è uno dei polemisti di punta del Corriere della Sera e di RAI-Radio Tre.
Per l’editore Cortina, inoltre, dirige la collana Scienze e Idee. Allievo di Ludovico Geymonat, ritiene fondante il rapporto tra scienza ed etica.
La morale, ovvero, non può in alcun modo prescindere dalle acquisizioni del sapere scientifico.
Quanto al rapporto uomo-natura, Giorello ritiene che, al di là della particolare volontà di conquista fin qui manifestata come condanna e privilegio, l’uomo deve considerarsi responsabile di tutte le creature che abitano la Terra e dell’ambiente che lo circonda.
Per questo motivo è responsabile anche di ciò che lui stesso fa all’ambiente. In sintesi: l’uomo non può e non deve prevaricare la natura, pena vendette ormai evidenti.

Carlo Alberto GrazianiCarlo Alberto Graziani
Presidente della Sezione italiana della Federazione dei Parchi nazionali e naturali d’Europa (Europarc), insegna Diritto Privato all’Università di Macerata. Ha 64 anni. Parlamentare europeo nel 1984 eletto nelle liste del Pci, è stato membro di varie commissioni (Protezione dell’Ambiente, Sanità e la tutela dei consumatori) e delegazioni (per le relazioni con Svezia, Finlandia, Islanda e consiglio Nordico, e per quell con i paesi dell’Asia del Sud. Dal 1993 al 2004 è stato presidente del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Tra le molte pubblicazioni specialistiche sui contratti agrari e le aree protette di cui è convinto sostenitore. A suo avviso, i parchi nazionali e regionali sono uno strumento indispensabile per salvare l’ecosistema terrestre: sono cioè i luoghi reali dove è possibile coniugare la conservazione di un territorio (e delle sue risorse naturali, paesaggistiche, culturali) con il futuro delle popolazioni e dove, pertanto, si sperimentano, nel segno dell’armonia con l’ambiente, modelli di sviluppo validi anche oltre i confini dell’area protetta.

Pietro LaureanoPietro Laureano
Consulente Unesco, architetto, esperto di restauro del paesaggio e di ecosistemi in pericolo, Laureano è responsabile del progetto Onu per creare la Banca Mondiale delle conoscenze tradizionali, che avrà il compito di catalogare e preservare saperi e tecniche in tutti i settori dello scibile. Sede della Banca sarà Firenze (Villa Medicea di Careggi). Il presidente della Regione Toscana Claudio Martini ha firmato il protocollo d’intesa nel dicembre 2006.
Lucano, 56 anni, Laureano ha pubblicato numerosi libri a carattere ambientale

Stefano MancusoStefano Mancuso
Famoso nella comunità scientifica per aver dimostrato che le piante possiedono una specifica forma di razionalità e di linguaggio, Mancuso ha vinto per questo l’European Award for Innovation and Research. Insegna all’Università di Firenze dove dirige il LINV, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dedicato alla nuova disciplina di cui è uno dei fondatori. È inoltre editor della rivista internazionale Plant Signalling Behavior.
Calabrese di Catanzaro, 41 anni, è ora impegnato con la sua equipe in una serie di ricerche sulle implicazioni pratiche della sua scoperta, compresa la robotica vegetale, ovvero la creazione di robot (plantoidi) capaci di interagire con il mondo delle piante. I vegetali, ricorda, sono esseri viventi estremamente complessi da cui dipende la vita sulla Terra. Sono un regalo straordinario fatto all’uomo, che l’uomo getta via senza neppure averlo scartato.

Giampiero MaracchiGian Piero Maracchi
Presidente della Fondazione per il Clima e la Sostenibilità (FCS), e del Centro Studi per le Applicazioni dell’Informatica in Agricoltura (CeSIA), è uno dei massimi specialisti del settore. Iinsegna Agrometeorologia e Climatologia all’Università di Firenze ed è tra i fondatori dell’Istituto di Analisi e Telerilevamento Ambientale (I.A.T.A.) e del Centro di Studi per l’Applicazione dell’Informatica in Agricoltura (Ce.S.I.A.). Inoltre è delegato nazionale presso l’Organizzazione Metrologica Mondiale e l’Unione Europea.
Ha promosso e coordinato numerose ricerche in tutto il mondo, in particolare sulla difesa delle colture e sulle classificazioni agroclimatiche. Per la stampa è uno degli interlocutori più autorevoli e citati in materia di alterazioni climatiche del pianeta.

Giusa MarcialisGiusa Marcialis
Insegna Urbanistica all’università IUAV di Venezia, di cui è stata anche prorettore vicario per 15 anni. E’ uno dei maggiori specialisti di pianificazione, progettazione territoriale e di area vasta, di interventi ambientali e paesaggistici. Oltre all’attività accademica e di ricerca, ha realizzato in varie parti di Italia piani e progetti spesso citati come esemplari per equilibrato e approccio attento alle problematiche urbanistiche e territoriali.
Oggi è responsabile del settore Urbanistica in un Laboratorio Integrato del Corso di Laurea Specialistica in Architettura per la Città, all’interno del quale ha occasione di proporre un percorso incentrato sulla dialettica tra città contemporanea e progetto, nell’ambito di un sistema di sviluppo equilibrato e compatibile, sia a livello ambientale e territoriale che socio-culturale.

Pia PeraPia Pera
Scrittrice e giardiniera, vive da alcuni anni nella campagna lucchese. Nei suoi ultimi libri – L’orto di un perdigiorno – Confessioni di un apprendista ortolano (Ponte alle Grazie, premio Grinzane-Giardini per il 2003), Il giardino che vorrei (Electa, 2006), Contro il giardino – dalle parte delle piante (Ponte alle Grazie, 2007, con Antonio Perazzi) – riflette sui rapporti tra uomo, natura, giardino e paesaggio.
Tiene la rubrica Apprendista di felicità su Gardenia e ha creato un portale dedito alla promozione di orti e giardini nelle scuole. È autrice di opere di narrativa – La bellezza dell’asino, Diario di Lo – e ha curato numerose edizioni di classici russi, da Vita dell’arciprete Avvakum (Adelphi) a Eugenio Onegin di Puskin (Marsilio). La sua traduzione di Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett è uscita da Salani nel 2005.

Rossella SleiterRossella Sleiter
Giornalista, tiene da vent’anni sul settimanale Il Venerdì una popolarissima rubrica dedicata a fiori e giardini, tema che ha trattato lungo oltre un decennio anche per il programma di Rai Uno Linea Verde. Vive a Roma, dov’è nata, e la sua specialità è di non essere una specialista. Non ha cattedre universitarie, non è giardiniera professionista e sull’argomento non ha scritto né libri autorevoli né strenne spettacolari, se non una breve guida ai vivai italiani.
Eppure ha forse fatto più lei per la botanica di tanti professori titolati. E ha forse contribuito più lei a diffondere la cultura del giardinaggio di tutti i fiorai d’Italia. E’ grazie alla sua militanza benemerita, che nel 2006 si è guadagnata il Premio Tor San Lorenzo. Con questa motivazione: “Per l’autorevole impegno di giornalista nella divulgazione del verde amatoriale, favorendo una crescita di conoscenza collettiva e una ricaduta positiva sul settore florivivaistico italiano. Che, anche grazie al suo lavoro, ha avuto maggiore visibilità nei mezzi di comunicazione nazionali”.

Massimo Venturi FerrioloMassimo Venturi Ferriolo
Insegna Estetica alla Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano. Per l’editore Guerini e Associati di Milano dirige la collezione Kepos e Quaderni di Kepos dedicata al giardino e al paesaggio tra filosofia, storia, architettura e progetto.
Il tema del paesaggio tra etica ed estetica, fra teoria e progetto, è al centro dei suoi interessi scientifici. La sua prospettiva di ricerca, oltre l’analisi storica intesa nella sua accezione ampia e la speculazione estetico-filosofica, con interesse particolare al rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, comprende gli aspetti demoetnoantropologici, architettonici, artistici e geografici.
Tra le sue pubblicazioni: con l’editore Guerini e Associati Nel grembo della vita, Le origini dell’idea di giardino (1989), Giardino e filosofia (1992), Mater Herbarum, Fonti e tradizione del “giardino dei semplici” della Scuola medica salernitana (1995), Giardino e paesaggio dei Romantici (1998) e Paesaggi rivelati; Passeggiare con Bernard Lassus (2006); con Semar, Roma, Il giardino del monaco (1991); con Fenice 2000, Milano, Giardini del Giappone (1993); con Editori Riuniti, Roma, Etiche del paesaggio, Il progetto del mondo umano (2002).

Michele GremigniMichele Gremigni
È nato a Firenze nel 1936. Laureato nel 1958 in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze, per un breve periodo, dal 1960 al 1961, ha insegnato materie giuridiche alle scuole superiori. Dal 1962 al 1992 ha percorso tutta la sua carriera all’interno della Cassa di Risparmio di Firenze presso il Servizio legale, di cui è stato anche Responsabile. Nel 1992 ha assunto la Direzione generale dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze contribuendo in maniera determinante alla crescita e sviluppo di una delle più importanti fondazioni di origine bancaria italiana. Nel novembre 2004 è stato nominato Vicepresidente delle medesima fondazione. È inoltre Segretario generale della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron.

Riccardo MonniRiccardo Monni
È direttore responsabile di Doc Toscana fin dalla fondazione. Nel 1974 ha svolto il praticantato presso “La Nuova Sardegna” di Sassari. Dal 1980 al 1988 è stato vicecaposervizio e caposervizio della cronaca nazionale e dell’attualità internazionale del quotidiano “La Repubblica” a Roma. Dall’agosto del 1988 al settembre del 1999 è stato caporedattore centrale della “Nazione” di Firenze e poi inviato speciale delle pagine culturali di “Nazione”, “Resto del Carlino” e “Giorno”. Dall’anno accademico 2002/2003 è docente a contratto del Corso di laurea in Media e Giornalismo alla facoltà di Scienze Politiche di Firenze. È vicedirettore dei servizi giornalistici del Master universitario della Toscana.

Elena Gabbrielli MarziliElena Gabbrielli Marzili
Si è laureata presso la Facoltà di Economia e commercio di Firenze e ha intrapreso la carriera universitaria negli insegnamenti di Statistica e Principi e tecniche delle Applicazioni meccanografiche ed elettroniche. È presidente dell’Associazione Utenti Cnuce (Centro Nazionale Universitario Calcolo Elettronico) di Pisa; membro del Dipartimento statistico “Giuseppe Parenti” e di quello di “Sistemi e Informatica”. Numerose le pubblicazioni e la partecipazione attiva a convegni sia in Italia che all’estero. È inoltre capo delegazione del FAI di Firenze, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Bardini Peyron e del Comitato promotore del Premio “Il Monito del Giardino”.

Marcella AntoniniMarcella Antonini
Ha fatto esperienza presso il Centro di Formazione Internazionale Olivetti di Firenze, acquisendo le competenze sui temi della comunicazione. In seguito in varie società, tra le quali Infogroup, ha diretto progetti a livello nazionale ed europeo nell’ambito della comunicazione multimediale e della formazione delle imprese. Dal 2001, come dirigente della direzione generale presso l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, è responsabile delle Relazioni esterne, dei progetti speciali nell’ambito della valorizzazione dei Beni culturali e membro del Comitato promotore del Premio “Il Monito del Giardino”.

DOC

PENSIERI E FATTI DI QUALITÀ OFFERTI ALL’EUROPA E AL MONDO
rivista trimestrale di discussioni e confronti Anno 7 n° 22

Il deserto ci insegna a sopravvivere
di Pietro Laureano

Un libro bussola per attribuire il Premio
di Rossella Sleiter

La metafora del giardino-paradiso
di Stefano Mancuso

le interviste

SALVATORE SETTIS
La tutela dei Beni compito dello Stato

di Giovanni Nardi

VOLTAIRE
“Il mondo di oggi è dei deboli di spirito”

di Mario Spezi

BEPPE GRILLO
Un diario on line e i problemi energetici

di Sara Ficocelli

i documenti

1. IL GIARDINO

Quando il giardino era politica, arte, storia e filosofia
di Cristina Acidini

Il sontuoso ritorno del Bardini, icona scomparsa di Firenze
di Mariachiara Pozzana

Toscana, scenario unico e patrimonio dell’umanità
di Mariella Zoppi

L’Islam, il Mediterraneo e una cultura attenta alla natura
di Matteo Nardi

2. IL PAESAGGIO

Lo sbriciolamento di un Paese senza più bellezza, morale e tradizione
di Enrico Gatta

Conserviamo la nostra terra. Idee per un Manifesto
di Carlo Alberto Graziani

Il piano paesaggistico e il buon governo
di Gabriele Paolinelli e Antonella Valentini

Francesi progettisti originali grazie alla Scuola di Versailles
di Esther Métais

3. LA RICERCA

Alla conquista della natura. Il cerchio della vita spezzato dall’uomo
di Marcello Buiatti

Energia di un pianeta generoso. Cosa resta dopo il saccheggio
di Marco Rosa-Clot

Fonti rinnovabili e bioenergia. L’ostacolo dei ritardi culturali
di Matteo Monni

Celle fotovoltaiche a basso costo. Così il sole si affaccia sul mercato
di Franco Bogani

Si chiama polvere o PM10 il “mal sottile” del XXI secolo
di Franco Lucarelli

 


CASA EDITRICE LE LETTERE
DIRETTORE RESPONSABILE
Riccardo Monni
COMITATO SCIENTIFICO
Cristina Acidini Luchinat, Paolo Blasi, Marcello Buiatti, Ugo Caffaz, Giovanni Gentile, Mauro Grassi, Marialina Marcucci, Stefano Merlini, Nicoletta Pescarolo, Alessandro Petretto, Marco Rosa-Clot, Mariella Zoppi
IN REDAZIONE
Giovanni Nardi (caporedattore)
Silvia Corradini, Enrico Gatta, Mario Spezi, Maria Rosa Vittorini
SEGRETERIA DI REDAZIONE
Maria Rosa Vittorini
Via dei Benci, 20 – 50122 Firenze
Tel./Fax 055 2001156
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PROGETTO EDITORIALE
Riccardo Monni
PROGETTO GRAFICO
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IMPAGINAZIONE
Mara Conti, Giorgia Monni
FOTOGRAFIE
Francesco Arese Visconti, Daniela Cammilli, Niccolò Guasti, Guido Mannucci
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