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Clima e migranti al centro del summit di Davos

Mentre l’Italia sta appesa a Internet e Tv per sapere se i soccorritori riusciranno a strappare al terremoto e alla neve qualche vita umana, è passato sotto silenzio un report commissionato dal World Economic Forum di Davos (Wef) sui 5 maggiori rischi che il pianeta ha di fronte. Ebbene i 750 esperti mondiali  incaricati dell’indagine hanno messo al primo posto a partire dal 2017 la seguente minaccia: “Eventi climatici estremi e disastri naturali”.

L’elenco delle possibili disgrazie prosegue con le seguenti piaghe: “…Crisi idriche e conseguenti carestie, migrazioni involontarie su larga scala e, infine, fallimento delle politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico”.

Come si vede le indicazioni del Global Risk Report del 2017 non parlano né di guerre, né di economia, ma di qualcosa in grado di determinare in modo pesante sia le une che l’altra: ovvero la crisi ambientale e il global warming. Con l’appendice del fenomeno migratorio che vede già oggi il nostro Paese in prima fila.

Quanto i mutamenti climatici siano centrali per il futuro del nostro Paese, per la sua economia e per la salute dell’intera comunità è cosa evidente in questi tempi. Ma quello di cui non sembra esserci ancora sufficiente coscienza è che, se non cambia l’atteggiamento dei leader politici, siamo soltanto agli inizi.

La siccità e le carestie dovute questa volta non alla neve, ma alle impressionanti ondate di calore che investiranno Nord Africa e Medio Oriente obbligheranno centinaia di migliaia di persone assetate e affamate ad abbandonare la loro terra.  Nell’area vivono attualmente cinquecento milioni di persone. Certo non se ne andranno via tutti, ma considerando le polemiche causate dall’arrivo di 181mila profughi c’è da preoccuparsi.

E c’è da preoccuparsi anche perché, come è già stato scritto in altri interventi su questo sito, le calamità naturali affiancandosi all’alto tasso di disoccupazione  e all’instabilità politica produrranno  un divario sempre maggiore tra ricchi e poveri con una conseguente più elevata tensione sociale.

Tensione che l’uso sempre maggiore dell’intelligenza artificiale e dei robot nella produzione  non sempre riusciranno ad arginare. Anzi. Specie se non ci sarà una adeguata, sollecita e lungimirante formazione scientifica nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

Quindi rischio ambientale e crescita del divario fra ricchi e poveri anche nell’Europa  (più o meno) Unita. Altro che banche e finanza. E se lo dicono i cervelloni di Davos c’è da credere che sia davvero giunto il momento di occuparsi di clima e di ultimi. Ma subito e in maniera efficace.

di Riccardo Monni

Il Monito del GiardinoClima e migranti al centro del summit di Davos
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