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A tutti un buon 2017 verde, ma attenti a quei due

Siamo giunti alla fine del 2016, anno che passerà alla storia come il più caldo da quando l’uomo ha incominciato a misurarne la temperatura. Doveva restarci impresso anche perché finalmente, con le Cop 21 e 22 (Parigi e Marrakech), ben 195 Paesi si erano impegnati in modo concreto a ridurre le emissioni di gas serra puntando in modo deciso sull’economia verde e circolare. Ma, arrivati al traguardo del 365° giorno, ci rendiamo conto che c’è poco da essere ottimisti.

A livello internazionale con l’avvento di Trump alla presidenza degli Stati Uniti e la nomina di Myron Ebell come responsabile dell’EPA (Environmental Protection Agency), l’istituzione deputata all’attuazione e alla vigilanza delle attività decise dal vertice di Parigi, si mette in scena quella che potrebbe essere una commedia futurista, se non ci si trovasse di fronte a una vera e propria tragedia per il pianeta.

Trump ed Ebell, infatti, sono entrambi convinti che i mutamenti climatici siano “una bufala” inventata  da cinesi ed europei per danneggiare l’economia americana. Ma Ebell è qualcosa in più. Tuttora è direttore di una società finanziata dalle lobby del petrolio e del carbone per attuare campagne di disinformazione mirate a contrastare la crescita di una coscienza verde negli Usa.

Il suddetto signore, negli anni Novanta, si mise in luce perché a nome della lobby del tabacco difese il fumo tra i giovani in nome della “libertà d’espressione” e nel 2003, in una lettera all’avvocato dell’American Petroleum Institute (resa nota da alcuni giornali), confidò che “stava facendo di tutto per far cadere l’EPA”. Ottime referenze per quello che dal 20 gennaio prossimo verosimilmente ne diventerà presidente.

Le cose non pare vadano molto meglio in Italia. Nella conferenza stampa di fine anno il premier Paolo Gentiloni ha indicato le giuste priorità del governo nel lavoro, nel Sud e nei giovani. Ma neppure una volta ha citato l’ambiente come tema capace non soltanto di legare i tre problemi, ma anche di divenirne soluzione.

E invece soltanto nel 2016 la green economy ha prodotto nel nostro Paese 249mila nuovi posti di lavoro tra assunzioni programmate di green jobs e di figure con competenze specifiche, pari al 44,5 per cento della domanda generale di lavoratori non stagionali. Viene allora spontanea una domanda: ma sostenibilità ed economia circolare sono o no nella testa del “verde” Gentiloni?

Sarà il 2017 a dare una risposta. Per il momento bisogna accontentarsi di quello che dice l’Istat e cioè che per gli italiani i problemi maggiormente sentiti nell’anno che lasciamo alle spalle sono stati l’inquinamento (38%), il traffico (37,9 %), le difficoltà di parcheggio (37,2 %). Questo a livello locale. Sul piano globale le tematiche più calde sono l’inquinamento dell’aria (48,2%), i cambiamenti climatici (44,2 %) e la produzione e lo smaltimento dei rifiuti (43,4%).

Confrontando questi dati con quelli del 2012 l’Istat ha messo in luce che negli italiani in quattro anni sono notevolmente aumentate le preoccupazioni inerenti il territorio in cui abitano e lavorano. Questo significa due cose A) che le condizioni di vita nel proprio “cortile” sono peggiorate sensibilmente; B) che si sta perdendo la corretta consapevolezza del rapporto tra causa ed effetto. Ad esempio si punta l’occhio critico sulla produzione eccessiva di rifiuti sottovalutando il fatto che essa nasce da un gigantesco spreco delle risorse naturali.

I giornali bene informati nei loro servizi “sociali”, tipici delle festività di fine anno, ci informano che una delle parole chiave del 2017 non sarà più resistenza, ma resilienza, ovvero la capacità di un metallo di piegarsi senza rompersi. Il contrario del vetusto e militaresco “mi spezzo ma non mi piego”. Nel nostro caso, ovvero in ambito ecologico, suona tanto come un appello alla cristiana pazienza. Il fatto è che di resilienza la Terra ne ha e continuerà ad averne tanta. Ma per gli esseri umani quella qualità potrebbe avere gli anni contati.

Riccardo Monni

Il Monito del GiardinoA tutti un buon 2017 verde, ma attenti a quei due
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